Diario di Viaggio - NEW YORK

New York... sentite come vi si riempie la bocca quando pronunciate il nome di questa città?

In New York... Concrete jungle where dreams are made of... There's nothing you can't do
Now you're in New York!

E' così. Una giungla di cemento.

Ho sempre pensato che una volta arrivata a New York non sarei mai voluta più tornare...

Ma 15 anni fa ero accompagnata... e quindi so dovuta rientrà pe forza.

Chi non è mai stato a New York ci deve assolutamente andare. Almeno una volta nella vita.

Le luci travolgenti di Times Square, i negozi sfarzosi della Fifth Avenue, i grattacieli che ti fanno salire di 100 piani in 10 secondi (er core t'arriva in gola!). I panorami con i piedi per terra e quelli che vedi dall'Empire State Building. Il Central Park. Con la dedica a John Lennon e gli scoiattoli che vanno alla ricerca di noccioline.

I mestieri sono immensi. Per strada trovi ancora chi ti lucida le scarpe.

L'impetuosità della Statua della Libertà. Immensa. Libertà che illumina il mondo con la sua fiaccola.

Il Moma, il Museum of modern art. Da non perdere anche se io preferisco l'arte della pittura.

Wall Street ... che ti fa subito capire... che loro so forti. Anche economicamente.

C'è anche il bronx ... noi ci siamo stati. E semo scappati. E' un pò come "Scampia" a Napoli. Per rendervi meglio l'idea.

Ho mangiato la carne più buona della mia vita, fino ad ora. E anche il McDonald's è completamente diverso rispetto a quello italiano. Il vero McDonald's è americano. A noi ci arriva la copia... quello cinese pe capisse! Fish and chips come se non ci fosse un domani. Dove lo mangiate lo mangiate è ottimo.

Ora forse capirete il perché il 90% della popolazione americana è obesa.

Ma non è per il cibo.

La mattina, alle 8, prima di andare a lavoro, milioni di persone escono dalle metro già con la Coca Cola in mano. E' quella che li fotte. Hanno 60 tipi di coca cola diverse e praticamente ne sono assolutamente assuefatti.

La polizia è avanti anni luce rispetto a noi.

Hanno una organizzazione notevole.

Mi sono trovata all'inizio della Fifth Avenue quando a un certo punto ho sentito decine di sirene della polizia suonare. Arrivarono a tutta velocità e tutte contemporaneamente alla stessa velocità si sono parcheggiate una di fianco all'altra a spina di pesce.

Ho pensato che da li a breve sarebbe passato qualcuno di molto importante. Importantissimo.

Siccome ero in frenesia per il mio shopping (compulsivo) - e a tal proposito vi dico che a New York la vostra carta di credito deve essere tanto gonfia quanto un americano medio - non mi perdo d'animo e vado a chiedere al poliziotto cosa stesse succedendo.

Lui con molta gentilezza e anche un pò di stupore, mi rispose che potevo tranquillamente andare a far girare l'economia perché la loro era soltanto un'esercitazione.

Un'esercitazione che sembrava di essere sul set di "Fast and Furious".

Ci rimasi malissimo. Ma l'idea dello shopping mi fece passare subito il momento di delusione.

Una nota dolente purtroppo c'è.

Le Torri Gemelle. O meglio quello che resta delle Torri Gemelle. Sono arrivata a New York 4 anni dopo l'attentato. E una volta al Ground Zero, ho pianto a singhiozzi. Il piazzale dove c'erano le torri è circondato da pannelli che spiegano minuto per minuto cosa accadde quell'11 settembre. E un piffero... suona una musica. Perpetua. Tristissima. In quel momento mi sono sentita Americana. E ho provato le stesse emozioni che milioni di persone hanno vissuto 4 anni prima.

E ho capito che il toro non andava preso per le corna (manco per il muso se è per questo!), ma per le palle. Allora forse ... adesso ero ancora a New York.




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