MARRAKECH: Hammam(meta)

Pensate di conoscere l'Hammam quello vero? Io dico di no.


Sono andata a Marrakech perché, in una delle mie tante avventure, decisi di aprire una SPA.

Siccome amo fare le cose fatte bene, vado sempre a controllare con i miei occhi, tutto ciò che vorrei proporre ai miei clienti.

Dopo essere stata ai Bagni di Bormio e a Les Bains du Marais a Parigi, decisi che era fondamentale andare nella terra dove l'Hammam non è solo benessere, ma è anche un vero e proprio rito.

Dopo aver preso i biglietti, il primo imprevisto.

Una donna bianca, in carne e bionda a Marrakech da sola non poteva andare.

Era fuori discussione.

Me lo disse anche la Farnesina.

Così, tramite conoscenze, ho ingaggiato una persona che mi ha fatto da guardia del corpo durante il soggiorno.

Mi sono sentita tanto Whitney Houston, solo che lui non era Kevin Costner.

La prima delusione è arrivata quando sono uscita dal Souk.



La brutta copia di Kevin mi disse che un marocchino gli aveva offerto 400 cammelli.

Cioè a me?

400 cammelli?



Ora è vero che io non conoscevo il cambio valuta Cammelli = Euro, ma la cosa non mi piacque a prescindere.

Mi disse che era una bellissima cifra. (Le cose non migliorarono comunque.)

Finalmente arrivo nel posto più rinomato per l'Hammam.

Finalmente!

Adesso relaxxxxxxx. Yuppiduuuuu...

C'avete presente l'Hammam?

Ecco. Non è quello.

Il vero Hammam non è quello che fanno tutti, in tutto il mondo.

E' un'altra cosa.

Tanto per incominciare entro in questa stanza grigia.

Mi siedo su una panca.

La temperatura è caldina ed umida.

Dopo qualche minuto entra una ragazza.

Con nonchalance riempie il secchio dalla fontana che era all'interno del bagno turco e mi prende a secchiate. Si a secchiate. Di acqua. GHIACCIATA.

A quel punto, quasi preoccupata, provo a farle capire che l'acqua è molto fredda e che non è carino tirare le secchiate di acqua a una cliente.

Ma la lingua non mi aiutava.

Qualche lingua straniera la parlo, l'arabo mi manca.

Lei con i cenni mi faceva intendere di stare tranquilla. (che poi mica si è capito che fine ha fatto "tranquillo", vero?)

Finalmente prende la ciotola con dentro il sapone.

Inizia a lavarmi con questa pasta dal colore nero e poco profumata, partendo al mignolo del piede, fino ad arrivare all'ultimo capello.

Bellissimo, sensazionale, energico ma comunque piacevole.

Poi, aridanghete!

Un'altra volta il secchio, le secchiate e l'acqua ghiacciata.

Mi lascia riposare (si riposare perché vi posso garantire che vi manca il fiato) e prende il guanto.

Tra me e me pensai che finalmente quella tortura stava per finire ignara, invece, del fatto che il peggio sarebbe ancora dovuto arrivare.

La ragazza mi fa sdraiare sulla panca e con quel guantino fantastico, inizia a strigliarmi dalla testa e ai piedi. (si, strigliarmi rende perfettamente l'idea dell'intensità con la quale passava quel minuzioso guanto su ogni singola parte del mio corpo, proprio come se fossi un cavallo!)

Una volta tolti tutti e 7 gli strati di pelle impuri e la circolazione del sangue che andava come una Ferrari in tangenziale senza traffico, mi chiede (a gesti) di tirarmi su.

Mi rimetto seduta e?

Si.

Un'altra volta il secchio , le secchiate e l'"Hammemmeta" sua!

Finalmente esco dalla sala delle torture e mi godo un'ora di massaggio rilassante.

Mi servono del the alla menta. La cosa più bella, fino allora, di quel luogo rinomato.

Mi servono anche il conto ovviamente.

Pago, ringrazio e esco.

Una volta uscita, capisco tutto.

Capisco che noi non siamo proprio buoni a copiare le cose.

Le occidentalizziamo sempre.

Ne avevo fatti di Hammam prima di quello.

Ma quello, quello mi ha fatto camminare per un giorno intero ad un metro da terra.

I benefici ottenuti per tutto il giorno a seguire, ovviamente, hanno cancellato gli sforzi fatti per resistere a quel trattamento.

Gli "Hammemmeta" no.

Quelli me li ricordo ancora tutti.






Fonte immagini: Google.


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