Hey man, come ti sei vestito?
- Il Guardiano del Faro

- 2 set
- Tempo di lettura: 3 min
Il tema di questo post mi arriva con lo stesso fastidio misto a curiosità, di un messaggino alle tre di notte.
Mi dico: che ne so io di moda?
Zero, lo ammetto.
Però afferro il senso e mi metto a studiare: qual è stato il fenomeno di massa che ci ha accomunati, almeno per un attimo, in questo strano 2025?
Un’estate un po' strana, niente tormentoni musicali (e grazie al cielo: pochi balletti virali su TikTok che ti entrano in testa tipo virus) e a tenerci compagnia sotto gli ombrelloni solo le chat bollenti di Raul Bova, la kisscam adultera di Chris Martin e le acrobazie erotiche di Stefano De Martino. Belli e dannati tra lenzuola e gossip.
E la moda? Un senso di libertà incredibile.
Non è sempre stato così.
Il maschio italico ha fieramente attraversato estati “monotematiche”, ognuna con la sua divisa obbligatoria:
tutti con la stessa t-shirt fintogriffata e bermuda o peggio pinocchietti multitasche inguardabili;
e le sneakers bianche? Si chiamavano ancora vergognosamente scarpe da ginnastica; almeno due paia per maschio medio, neanche fossero un codice fiscale;
per non parlare della rivoluzione dei fantasmini, già il nome: orrore! Hanno trasformato le calze normali in un reato penalmente perseguibile agli occhi delle donne italiane e, quindi, se volevi avere una minima chance di conquista, senza pudore mostravi i polpacci nudi, liberati dal vile segno della molla dei petalini;
il marsupio, le canottiere, i sandali con lo strecht (non so manco come si scrive)? No, niente...
Capitolo a parte meritano i colori. Quelle sfumature pastello o fluo assurde che abbiamo indossato con fierezza… E che oggi ci fanno arrossire quando le foto sul cellulare stanno lì a ricordarci che talvolta ci dovremmo vergognare di ciò di cui ci siamo vantati. Convinti di distinguerci, invece, sembravamo tutti lo stesso catalogo vivente di un outlet in saldo.
Mi taccio sulle fantasie.
Quest’estate no.
Nessun diktat. Nessun marchio obbligatorio. Solo il beige aleggiava timido un po’ ovunque. Risultato?
Tana libera tutti. Ognuno libero di fare danni a modo suo. E i danni si sono visti, eccome.
Abbinamenti di colori degni di un tram milanese in sciopero; ho visto maschi in camicioni a tre bottoni, pantaloni fluidi e ciabattoni o peggio infradito, aggirarsi al ristorante allampanati come in spiaggia a Ostia.
Il calzino di spugna a metà polpaccio e sotto i pantaloncini, direttamente dagli anni ottanta, ma accompagnato alla ciabatta di gomma bianco-blu a strisce (orrende pure da sole, in costume, al mare).
Ditemi che li avete visti anche voi?
Diviso tra l’istinto di chiedere se fossero tedeschi, oppure scappati di casa frettolosamente, li giustificavo poi dicendo: sono ragazzi!
Evito per decenza di infierire sui miei coetanei cinquantenni che scimmiottavano i figli adolescenti, sono persuaso capirete senza bisogno di troppi esempi.
Eppure, penso: in tutto ciò c’era qualcosa di liberatorio.
Nessuno schema, nessun copione.
Solo improvvisazione pura, come una jam session di chitarristi mediocri, volenterosi ma male assortiti.
Tutto un sacco bello, se lo guardi con l’occhio del sociologo. Triste, se lo osservi con l’occhio di chi ci deve uscire a cena.
Perché va bene esprimersi, ma anche la libertà ha un limite.
Arancione-verde-bianco insieme? No, grazie.
Bermuda con blazer? Devi essere Lapo Elkann quando non è lucido e forse neanche lui avrebbe tanto coraggio.
Sì, lo so: non sono certamente un intenditore di moda qualificato.
Abbino i colori in maniera basica, quasi noiosa, ma alla fine zero rischi, zero figuracce (o quasi) e decisamente non passo per uno fuggito dal circo, con tutto il rispetto per i circensi ed i loro sgargianti abiti di scena.
Ecco, io per non restare nel medioevo del mio semplice gusto estetico, osservo chi ne capisce più di me. Prendo spunto. Rubo idee qua e là e accetto consigli. Perché alla fine, la moda è un linguaggio e chi lo parla bene ha sempre qualcosa da insegnarti.
Concludo.
L’estate 2025 non passerà certamente alla storia per la moda maschile, ma sicuramente per la sua anarchica interpretazone. La stagione in cui ognuno ha fatto di testa sua.
Per alcuni: senso di libertà. Per altri: improvvisazione, senza stile.
La verità?
Spero di vivere altre estati senza tormentoni, ma auspico un ritorno ai cari vecchi diktat in fatto di moda: ci saranno altre camicie a fiori di dubbio gusto, ma almeno sbaglieremo tutti insieme. Omologati e contenti.









Ironico, acuto e sorprendente perché una volta tanto è un punto di vista maschile e non femminile. Molto piacevole!!
Mi hai strappato un paio di sorrisi, Guardiano.
Grazie, dissacrante e divertente.